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domenica 31 dicembre 2017

sabato 30 dicembre 2017

Un nuovo approccio di terapia genica contro l’hiv / A new approach of gene therapy against HIV

Un nuovo approccio di terapia genica contro l’hivA new approach of gene therapy against HIV


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa

Hiv

Un gruppo di ricercatori statunitensi ha modificato geneticamente le cellule staminali del sangue per produrre linfociti “killer” che riconoscono ed eliminano le cellule infettate da hiv, costituendo una protezione a lungo termine contro l’Aids

Distruggere le cellule infettate da hiv e allo stesso tempo fornire una protezione duratura dalla malattia sono gli obiettivi della lotta contro l’Aids. E da oggi potremmo avere un’arma in più per raggiungere il traguardo dell’eradicazione della malattia: i ricercatori dell’Università della California, infatti, hanno sviluppato un nuovo approccio di terapia genica che sembra promettere molto bene.Il team ha modificato le cellule staminali emopoietiche (cioè quelle da cui si originano tutti gli elementi del sangue) per ottenere linfociti T (Car-T cells) in grado non solo di riconoscere le cellule infette e eliminarle, ma anche di costituire una popolazione stabile, capace potenzialmente di conferire immunità a lungo termine dall’hiv.
Lotta all’Aids 
Una delle più grandi conquiste nella battaglia contro la Sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids) è stata di certo lo sviluppo di terapie basate su farmaci antiretrovirali, che permettono di bloccare la replicazione del virus e abbassare la carica virale nell’organismo fino a livelli quasi irrintracciabili.
Anche se rispetto al passato i pazienti conducono una vita lunga e di buona qualità, al momento dall’Aids non si guarisce, ma una delle strade battute dagli scienziati è quella di indurre una reazione del sistema immunitario così efficiente da sradicare l’infezione dal corpo ed eliminare le cellule infette che possono ricomparire anche a distanza di anni dal trattamento.
È in questo filone di ricerca che si inserisce lo studio di Anjie Zhen e colleghi dell’Università della California, che hanno applicato un approccio di terapia genica per modificare le cellule staminali emopoietiche dei macachi per ottenere linfociti T in grado di riconoscere e eliminare in modo specifico le cellule infettate da hiv.
Terapia genicaFacciamo un passo indietro. Per infettare le cellule dell’organismo ospite, hiv si lega a una molecola di membrana chiamata CD4. In questo modo hiv inganna la cellula che fa entrare il materiale genetico del virus – che potrà poi replicarsi –lasciando però all’esterno il suo involucro proteico vuoto.
Il team statunitense ha avuto l’idea di inserire nelle cellule staminali emopoietiche un gene Car (Chimeric antigen receptor) composto da una parte del gene di CD4: i linfociti T derivati dalle cellule modificate esprimono così un recettore chimerico dell’antigene in grado di riconoscere e legare una delle proteine dell’involucro di hiv. Quando il recettore CD4-Car di questi speciali linfociti T (chiamati in gergo tecnico Car-T cells) si lega all’involucro di hiv all’esterno delle cellule infettate, è come se una chiave facesse scattare una serratura, avviando una cascata di reazioni molecolari che portano il linfocita Car-T ad attivarsi e a distruggere la cellula malata.
Punto di forza dello studio, però, è soprattutto la dimostrazione che le cellule staminali modificate geneticamente, una volta ritrasferite nell’animale, non solo sopravvivono ma sono in grado di produrre una popolazione di linfociti Car-T che si mantiene stabile e efficiente anche a due anni di distanza dal trapianto. Dai dati forniti dai ricercatori, infatti, sembra che le cellule Car-T si distribuiscano nei distretti corporei cruciali nella storia naturale della malattia (tessuto linfoide e tratto gastrointestinale) dove il virus si annida e si replica.
Prospettive futureI risultati della ricerca evidenziano per la prima volta che le cellule staminali emopoietiche possono essere modificate con l’inserimento di un gene Car e che questo approccio di terapia genica può innestarsi in sicurezza nel midollo osseo di un organismo ricevente, generando cellule del sistema immunitari mature e funzionanti.
Per il momento i ricercatori puntano a perfezionare l’approccio in modo tale che possa affiancare le terapie antivirali: la speranza è che la combinazione renda le terapie standard più efficaci, riducendo la dipendenza dei pazienti dai farmaci e abbattendo i costi.
Questo studio apre inoltre interessanti prospettive di applicazione, che potrebbero portare in futuro allo sviluppo di una strategia terapeutica che debelli l’infezione da hiv e conferisca una protezione sicura e permanente da questa come da altre malattie.
ENGLISH
A group of US researchers has genetically modified blood stem cells to produce "killer" lymphocytes that recognize and eliminate HIV-infected cells, providing long-term protection against AIDS
Destroying HIV-infected cells and at the same time providing lasting protection from disease are the goals of the fight against AIDS. And from today we could have one more weapon to reach the goal of the eradication of the disease: the researchers of the University of California, in fact, have developed a new approach of gene therapy that seems to promise very well. The team has modified the cells hematopoietic stem cells (ie those from which all the elements of the blood originate) to obtain T cells (Car-T cells) able not only to recognize the infected cells and eliminate them, but also to constitute a stable population, potentially capable of conferring immunity in the long term from the hiv.
Fight against AIDS
One of the greatest achievements in the battle against Acquired Immunodeficiency Syndrome (AIDS) was certainly the development of therapies based on antiretroviral drugs, which block the replication of the virus and lower the viral load in the body to almost untraceable levels .
Even if compared to the past, patients lead a long and good life, at the time AIDS does not heal, but one of the roads beaten by scientists is to induce a reaction of the immune system so efficient to eradicate the infection from the body and eliminate the infected cells that can reappear even after years of treatment.
It is in this line of research that fits the study of Anjie Zhen and colleagues of the University of California, who have applied a gene therapy approach to modify haematopoietic stem cells of macaques to obtain T lymphocytes able to recognize and eliminate specific cells infected by hiv.
Gene therapy
Let's take a step back. To infect cells in the host organism, hiv binds to a membrane molecule called CD4. In this way, hiv deceives the cell that brings in the genetic material of the virus - which can then be replicated - but leaving its empty protein shell on the outside.
The US team had the idea of ​​inserting into the hematopoietic stem cells a Careric gene (Chimeric antigen receptor) composed of a part of the CD4 gene: the T lymphocytes derived from the modified cells thus expressing a chimeric antigen receptor able to recognize and binding one of the hiv envelope proteins. When the CD4-Car receptor of these special T lymphocytes (called in the technical jargon Car-T cells) binds to the hiv casing outside the infected cells, it is as if a key triggered a lock, triggering a cascade of reactions molecules that carry the Car-T lymphocyte to activate and destroy the diseased cell.
The strength of the study, however, is above all the demonstration that genetically modified stem cells, once retransferred in the animal, not only survive but are able to produce a population of Car-T lymphocytes that remains stable and efficient even at two years away from the transplant. Indeed, from the data provided by the researchers, it seems that the Car-T cells are distributed in the crucial body districts in the natural history of the disease (lymphoid tissue and gastrointestinal tract) where the virus lurks and replicates itself.
Future perspectives
The results of the research show for the first time that hematopoietic stem cells can be modified by inserting a Car gene and that this gene therapy approach can safely implant into the bone marrow of a recipient organism, generating mature immune system cells and working.
For the time being, researchers are aiming to refine the approach so that it can support the antiviral therapies: the hope is that the combination will make the standard therapies more effective, reducing the dependence of patients on drugs and lowering costs.
This study also opens up interesting application perspectives, which could lead in the future to the development of a therapeutic strategy that reduces HIV infection and gives a safe and permanent protection from it as well as other diseases.
Da:
https://www.galileonet.it/2017/12/terapia-genica-hiv/?utm_campaign=Newsatme&utm_content=Un%2Bnuovo%2Bapproccio%2Bdi%2Bterapia%2Bgenica%2Bcontro%2Bl%27hiv&utm_medium=news%40me&utm_source=mail%2Balert

“La bambina che non può dormire”: lo strano caso di una bimba di 3 anni / "The child who cannot sleep": the strange case of a child of 3 years

“La bambina che non può dormire”:

 lo strano caso di una bimba di 

3 anni / "The child who cannot sleep":

  the strange case of a child of

3 years


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa



Una bambina inglese di tre anni, Jessica, non dorme praticamente mai: finalmente è stato scoperto che cosa provoca la sua insonnia.
Jessica è una bambina molto simpatica: ha 3 anni e durante il giorno ride, gioca e interagisce con gli altri bambini. Il problema si presenta di notte quando non fa quello che fanno tutti i bimbi della sua età dopo una giornata di attività: dormire.

Durante il giorno è sveglia come tutti quanti e se le parli ti risponde. Durante la notte, è come se non esistessi” dice mamma Tania nel video che racconta la storia di sua figlia. Preoccupata per la sicurezza di sua figlia, Tania lascia Jessica con loro ogni notte.
Per due anni e mezzo, i dottori non sono stati in grado di capire come mai la bambina non dormisse di notte.
Le è stata diagnosticata erroneamente l’epilessia per via dei suoi movimenti, ma la diagnosi non spiegava le sue azioni emotive durante la notte. I dottori hanno prescritto a Jessica una quantità di cure, introducendo degli esercizi nella sua routine per migliorare il sonno, ma tutti i tentativi sono stati un insuccesso.
La bambina gioca con i suoi amici di giorno e riassume di notte quello che ha fatto durante il giorno, per la sfortuna dei suoi genitori con cui condivide il letto.
Nel video si vede Jessica che invece di dormire imita le azioni di mangiare, giocare e in generale tutto quello che fa durante la sua vita. / In the video we see Jessica who instead of sleeping imitates the actions of eating, playing and in general everything she does during her life.
Nonostante non sia capace di comunicare con i suoi genitori durante queste manifestazioni, è completamente sveglia mentre le compie. Come poi ha rivelato il dottor Paul Gringras dell’Evelina Children’s Hospital, l’insonnia di Jessica può essere guidata verso uno sviluppo dannoso del cervello se viene lasciato senza controllo troppo a lungo.
La diagnosi ha incitato gli psicologici a testare su Jessica una nuova routine notturnaper permetterle di addormentarsi: “Jessica sa che una volta che si sveglia può giocare allo scenario che genera e che lo può fare nel vostro letto” ha spiegato il dottor Gringras a Tanya.
Jessica continua a mettere in forma questi “sogni” perché sa che i suoi genitori sono vicino a lei. Significa che il suo sviluppo cognitivo rimane su quella traccia, ma per cominciare a risolvere il problema i medici consigliano i genitori a far tornare Jessica indietro nel suo letto, nonostante le sue iniziali resistenze. I genitori hanno avuto un po’ di timore, però si sono tranquillizzati quando è stato detto loro che la sicurezza della figlia non era in dubbio.
Come è stato quindi risolto il problema di Jessica? Insegnandole una nuova routine che comprende appunto il fatto di dormire da sola nella propria stanza. La mamma le legge una storia per dormire e poi spegne la luce.
Come si vede nel video, la bambina inizialmente si alzava e chiamava la madre, ma lei la riportava a letto, e questo per diverse volte. Durante la notte la bambina ha anche provato ad andare nella camera dei genitori, ma anche in questo caso veniva riportata indietro.
Con questa tecnica Jessica ha ridotto notevolmente la quantità di gioco durante la notte. Infatti alla fine del video si può notare che finalmente la bambina è rimasta nel suo letto a dormire senza risvegli. “Sono molto orgogliosa di lei ha detto Tania.
Con memoria eidetica si intende un particolare tipo di memoria, nello specifico una variante della memoria fotografica (o visiva), da cui si distingue per la comparsa immediata di un'immagine mentale successiva all'esposizione visiva a un oggetto (ad esempio, un dipinto), che diviene però meno nitida col passare dei secondi. L'esempio più eclatante di memoria eidetica è quello di Wolfgang Amadeus Mozart. Egli, dopo non aver passato un esame diretto della partitura del Miserere di Gregorio Allegri, lo ascoltò in due esecuzioni in chiesa e quindi lo trascrisse a memoria. Si tratta di un fenomeno che va al di là delle capacità della maggior parte delle persone.
La memoria eidetica è tipica dell'infanzia e della preadolescenza, scompare nell'età adulta e ricompare, in alcuni casi, in età avanzata. Sembra essere associata alla sindrome di Asperger.
Nel 1907 E. Urbantschitsch aveva osservato che alcuni soggetti, qualche tempo dopo la percezione d'un oggetto, avevano di esso una immagine assai fedele, assai viva, precisa nei contorni e nei particolari, quasi con carattere allucinatorio, sempre però differenziabile nettamente e dalla rappresentazione (o immagine propriamente detta, chiamata questa da alcuni autori immagine mnemonica) e dalla immagine consecutiva, che, come si sa, è un puro fatto fisiologico. Siffatta immagine fu denominata da Urbantschitsch immagine soggettiva visiva (subjektive optische Anschauung). Questa osservazione rimase a lungo inavvertita finché verso il 1919 E. R. Jaensch fece oggetto di vaste ed approfondite ricerche questo tipo d'immagini, che egli chiamò eidetiche. Le immagini eidetiche furono da lui osservate specialmente nel campo visivo, ma altri autori, e specie Henning, ne hanno dimostrato la presenza anche in altri campi sensoriali. Un allievo del Jaensch, il Kroh, dimostrò che esse si hanno soprattutto nei giovani; e il Hertwig, altro scolaro del Jaensch, dimostrò che le immagini eidetiche si hanno nel 37 per cento dei giovani.
Jaensch, proseguendo nelle sue ricerche, stabilì che vi è un tipo eidetico, ossia soggetti nei quali, anche dopo la fanciullezza, rimane la possibilità di avere immagini eidetiche; da questo concetto egli trasse di recente conclusioni estese alla caratterologia, così da imprimere a questa disciplina (la eidetica) una direzione totalmente nuova, e dell'esame delle indagini eidetiche si servì come di un mezzo di analisi psichica.
ENGLISH
A three-year-old English girl, Jessica, hardly ever sleeps: finally, what has caused her insomnia has been discovered.
Jessica is a very nice girl: she is 3 years old and during the day she laughs, plays and interacts with other children. The problem occurs at night when it does not do what all the children of his age do after a day of activity: sleep.

"During the day she is awake like everyone else and if you talk to her she will answer you. During the night, it's as if I did not exist "says Mama Tania in the video that tells the story of her daughter. Concerned about her daughter's safety, Tania leaves Jessica with them every night.
For two and a half years, the doctors were not able to understand why the child did not sleep at night.
She was diagnosed with epilepsy because of her movements, but the diagnosis did not explain her emotional actions during the night. The doctors prescribed a number of treatments for Jessica, introducing exercises into her routine to improve sleep, but all attempts were unsuccessful.
In the end, the baby was referred to Evelina Children's Hospital, the best sleep clinic in children: it was discovered that Jessica suffers from what is called "Imaginary Eidetic".
  Jessica basically has a 3D memory and is able to create a virtual world, in 3D precisely, in her head. The "Eidetic Imagery" is only one of the branches existing in the development of children's brains and allows us to relive the experiences and images that you make during the day.
The girl plays with her friends during the day and summarizes by night what she did during the day, due to the misfortune of her parents with whom she shares the bed.
Although she is unable to communicate with her parents during these events, she is completely awake while performing them. As Dr. Paul Gringras of Evelina Children's Hospital has revealed, Jessica's insomnia can be driven to a harmful development of the brain if left unchecked for too long.
The diagnosis prompted the psychologists to test Jessica for a new night routine to allow her to fall asleep: "Jessica knows that once she wakes up she can play the scenario she generates and can do in your bed," Dr. Gringras told Tanya.
Jessica continues to shape these "dreams" because she knows her parents are close to her. It means that his cognitive development remains on that track, but to begin to solve the problem, doctors advise parents to return Jessica back to her bed, despite her initial resistance. The parents were a little worried, but they calmed down when they were told that their daughter's safety was not in doubt.
How was the Jessica problem solved? Teaching her a new routine that includes the fact of sleeping alone in her room. Mum reads her a story to sleep and then turns off the light.
As seen in the video, the girl initially got up and called her mother, but she brought her back to bed, and this for several times. During the night the girl also tried to go to her parents' room, but even in this case she was brought back.
With this technique Jessica has significantly reduced the amount of play at night. In fact, at the end of the video you can see that finally the child remained in her bed to sleep without awakening. "I'm very proud of her," said Tania.
Eidetic memory refers to a particular type of memory, specifically a variant of photographic (or visual) memory, from which it is distinguished by the immediate appearance of a mental image following the visual exposure to an object (for example, a painting ), which becomes less clear as the seconds pass. The most striking example of eidetic memory is that of Wolfgang Amadeus Mozart. After not having passed a direct examination of the score of the Miserere di Gregorio Allegri, he listened to him in two performances in church and then transcribed it by heart. This is a phenomenon that goes beyond the capabilities of most people.
Eidetic memory is typical of childhood and preadolescence, disappears in adulthood and reappears, in some cases, in old age. It seems to be associated with Asperger's syndrome.
In 1907 E. Urbantschitsch observed that some subjects, some time after the perception of an object, had a very faithful image of it, very lively, precise in its outlines and details, almost with hallucinatory character, but always clearly differentiated representation (or image proper, called this by some authors mnemonic image) and the consecutive image, which, as we know, is a pure physiological fact. This image was named by Urbantschitsch subjective visual image (subjektive optische Anschauung). This observation remained unnoticed for a long time until around 1919 E. R. Jaensch made extensive and in-depth research into this type of images, which he called eidetic. The eidetic images were observed by him especially in the visual field, but other authors, and Henning species, have also shown their presence in other sensory fields. A student of Jaensch, the Kroh, showed that they are mostly in young people; and Hertwig, another Jaensch schoolboy, showed that eidetic images are found in 37 percent of young people.

Jaensch, continuing his research, established that there is an eidetic type, ie subjects in which, even after childhood, the possibility remains to have eidetic images; from this concept he recently drew conclusions extending to the characterology, so as to give this discipline (the eidetic) a totally new direction, and the examination of the eidetic investigations served as a means of psychic analysis.

Da: 

https://www.universomamma.it/jessica-la-bambina-che-non-dorme-mai-ecco-perche/

https://it.wikipedia.org/wiki/Memoria_eidetica

http://www.treccani.it/enciclopedia/immagini-eidetiche_%28Enciclopedia-Italiana%29/

GENIO Italiano Giuseppe Cotellessa: Arriva una svolta nella fusione nucleare / There i...

GENIO Italiano Giuseppe Cotellessa: Arriva una svolta nella fusione nucleare / There i...: Arriva una svolta nella fusione nucleare / There is a turning point in nuclear fusion Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reporte...

venerdì 29 dicembre 2017

Il ruolo dell'infiammazione nell'Alzheimer / The role of inflammation in Alzheimer's disease

Il ruolo dell'infiammazione nell'Alzheimer The role of inflammation in Alzheimer's disease


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa




Raffigurazione di placche di proteina beta amiloide attorno a neuroni cerebrali. / Depiction of amyloid beta protein plaques around brain neurons.

La formazione delle placche di proteina beta amiloide attorno ai neuroni del cervello che caratterizza la malattia di Alzheimer è facilitata da uno stato di infiammazione di bassa intensità ma costante. Uno studio è ora riuscito a chiarire alcuni processi biomolecolari chiave che collegano il sistema immunitario allo sviluppo della patologia neurodegenerativa


Un importante passo nella comprensione del ruolo dei processi infiammatori nello sviluppo della malattia di Alzheimer è stato fatto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bonn, in Germania, che firmano un articolo su “Nature”.

Nel cervello delle persone affette dal morbo di Alzheimer si accumulano aggregati di proteine beta amiloidi, che formano placche e, in concorso con la formazione di fibrille di un’altra proteina, la proteina tau, danneggiano progressivamente i neuroni.

Da tempo si ritiene che nella deposizione delle placche amiloidi abbiano un ruolo i processi infiammatori, ma finora non era stato possibile individuare i meccanismi molecolari coinvolti.

Grazie a una serie di esperimenti sui topi, Michael T. Heneka e colleghi hanno ora mostrato che il contatto delle cellule della microglia (che formano il sistema di difesa immunitario all’interno del cervello) con sostanze potenzialmente infiammatorie, ma che normalmente non provocano problemi, può a volte scatenare una risposta mal controllata.

In particolare, l'adesione a una cellula della microglia di  qualche proteina pro-infiammatoria può attivare fortemente al suo interno l’inflammosoma, un complesso multiproteico che ha al suo centro la proteina NLRP3.

La NLRP3 è un “sensore” intracellulare capace di individuare sostanze biochimiche anomale, che a sua volta attiva un enzima, la caspasi-,  e la sintesi e il rilascio al di fuori della cellula della proteina ASC (apoptosis-associated speck-like protein with a CARD).

Nelle cellule che non fanno parte del sistema immunitario il rilascio della proteina ASC favorisce l’apoptosi, ossia il “suicidio” della cellula che l’ha sintetizzata, ma non così nelle cellule della microglia. 
Una volta rilasciata, la ASC svolge una duplice azione: facilita l’aggregazione in placche delle proteine beta amiloidi e stimola un’ulteriore riposta infiammatoria da parte delle altre cellule della microglia, esattamente come fanno le interleuchine prodotte grazie alla caspasi-1.

In questo modo si crea nel cervello uno stato di costante infiammazione di bassa entità che però a lungo andare provoca seri danni.

I ricercatori sono anche riusciti a ridurre la deposizione di placche amiloidi in topi predisposti a produrle sia privandoli del gene per la produzione della proteina NLRP3, sia somministrando anticorpi specificamente diretti contro la proteina ASC.

Questi risultati indicano quindi due nuovi possibili bersagli terapeutici e lasciano intravedere, sia pure non nell’immediato, la possibilità di sviluppare nuove strategie per contrastare la malattia di Alzheimer.

ENGLISH

The formation of beta amyloid protein plaques around neurons in the brain that characterize Alzheimer's disease is facilitated by a low but constant inflammation state. A study is now able to clarify some key biomolecular processes that link the immune system to the development of neurodegenerative pathology


An important step in understanding the role of inflammatory processes in the development of Alzheimer's disease was made by a group of researchers from the University of Bonn, Germany, who sign an article in "Nature".

Aggregates of beta amyloid proteins accumulate in the brains of people with Alzheimer's disease, forming plaques and, in conjunction with the formation of fibrils from another protein, the tau protein, progressively damage the neurons.

It has long been assumed that inflammatory processes play a role in the deposition of amyloid plaques, but until now it has not been possible to identify the molecular mechanisms involved.

Thanks to a series of experiments on mice, Michael T. Heneka and colleagues have now shown that the contact of microglia cells (which form the immune defense system inside the brain) with potentially inflammatory substances, but which normally does not cause problems , can sometimes trigger an ill-controlled response.

In particular, the adhesion to a cell of the microglia of some pro-inflammatory protein can strongly activate within it the inflammosome, a multiprotein complex that has at its center the protein NLRP3.

NLRP3 is an intracellular "sensor" capable of detecting abnormal biochemicals, which in turn activates an enzyme, caspase-, and the synthesis and release of the ASC protein cell (apoptosis-associated speck-like protein with to CARD).

In the cells that are not part of the immune system, the release of the ASC protein promotes apoptosis, that is the "suicide" of the cell that synthesized it, but not so in the cells of the microglia. Once released, the ASC performs a double action: it facilitates the aggregation of beta amyloid proteins into plaques and stimulates further inflammatory responses from the other cells of microglia, exactly as the interleukins produced by caspase-1 do.

In this way a state of constant low-level inflammation is created in the brain which, however, causes serious damage in the long run.

The researchers also succeeded in reducing amyloid plaque deposition in mice predisposed to producing them either by depriving them of the gene for the production of the NLRP3 protein, or by administering antibodies specifically directed against the ASC protein.

These results therefore indicate two new possible therapeutic targets and allow us to glimpse, even if not immediately, the possibility of developing new strategies to combat Alzheimer's disease.

Da:

http://www.lescienze.it/news/2017/12/22/news/il_ruoo_o_dell_infiammazione_nell_alzheimer-3800936/?ref=nl-Le-Scienze_29-12-2017

Verso un'immunità a difesa del grano / Towards an immunity to protect the wheat

Verso un'immunità a difesa del grano Towards an immunity to protect the wheat


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa



Ruggine dello stelo su alcune piante di grano (Credit: Robert Park, University of Sydney) / Stem rust on some corn plants


Due studi hanno chiarito i meccanismi biochimici grazie ai quali il fungo responsabile della ruggine del grano attacca la pianta, eludendone le difese immunitarie. Il risultato potrebbe essere utile per nuovi interventi d'ingegneria genetica che rendano il grano resistente all'infezione che provoca ingenti perdite di raccolti e minaccia sempre più aree del mondo, anche a causa del riscaldamento globale.

Fin dagli albori dell'agricoltura, l'umanità ha dovuto combattere muffe e infezioni da funghi che affliggono le coltivazioni più importanti per l'alimentazione. Alcuni ritrovamenti archeologici risalenti al IV secolo a.C. hanno documentato che gli antichi romani sacrificavano animali a Robigo, il dio della ruggine del grano, una malattia che può colpire sia lo stelo sia le foglie della pianta di questo cereale, con pesanti conseguenze per la resa dei raccolti.

Più di 2300 anni dopo, forse la battaglia contro questa famiglia di funghi patogeni potrebbe essere vinta, stando ai risultati di due studi pubblicati su “Science”, che hanno individuato meccanismi biochimici cruciali che permettono al fungo di eludere la risposta immunitaria della pianta.

A causare diversi tipi di infezione del grano note con il nome comune di ruggine sono tre differenti specie fungine del genere PucciniaP. striiformis f. sp. Tritici, che causa la ruggine “a strisce”, P. triticina, che causa la ruggine delle foglie, e P. graminis f. sp. Tritici, che causa la ruggine dello stelo. Quest'ultima è l'infezione più devastante per le colture, perché compromette la stabilità della pianta, causando la caduta dei semi sul terreno.

Gli esiti dell'infezione possono essere devastanti: si calcola per esempio che in una grande epidemia degli anni cinquanta, la ruggine abbia compromesso il 40 per cento del raccolto della corn belt degli Stati Uniti. Col passare dei decenni si è riusciti a selezionare varietà di grano resistente al fungo, ma nel 1999 in Uganda è stato isolato un ceppo fungino particolarmente virulento, chiamato Ug99.

L'evento ha spinto a riprendere una massiccia ricerca di nuove vie di immunizzazione delle colture. Intanto 
però la ruggine si è diffusa nuovamente: si calcola che in Africa il 90 per cento circa delle varietà di grano sia esposta all'infezione. Nel 2013, in Etiopia è andato perduto il 50 per cento circa dei raccolti. E sempre in quell'anno, in Germania si è registrato il primo evento d'infezione degli ultimi cinquant'anni, complici anche le temperature sopra la media.

Gli studi condotti negli ultimi decenni hanno chiarito che la lotta tra patogeno e sistema immunitario del grano si gioca tutta in un confronto tra gli effettori, cioè le proteine che il fungo usa come grimaldelli per scardinare le difese della pianta, e i recettori immunitari, preposti a rilevare la presenza degli effettori e ad attivare le difese immunitarie. Finora però è mancata la possibilità d'identificare gli effettori coinvolti nel processo d'infezione.

Nel primo studio, Andres Salcedo, della Kansas State University a Manhattan, e colleghi hanno analizzato un gran numero di variazioni genetiche naturali e indotte artificialmente nel fungo P. graminis f. sp. Tritici, identificando un elemento cruciale di infezione nell'effettore AvrSr35, che interagisce con il recettore immunitario del grano Sr35.

Nel secondo studio, Jiapeng Chen, dell'Università di Sydney, in Australia, e colleghi hanno studiato un particolare ceppo mutante della stessa specie di fungo in grado di evitare il riconoscimento da parte del recettore immunitario Sr50, codificato dal gene Sr50. Hanno così identificato l'effettore corrispondente, AvrSr50.

“Per la prima volta, è stato possibile effettuare uno studio genetico per identificare se e in che modo un fungo diffuso in tutto il mondo è in grado di superare la sorveglianza di Sr05, un gene per la resistenza alla ruggine che è stato introdotto in alcune varietà di grano ad alta resa”, ha spiegato Robert Park, professore dell'Università di Sydney e coautore del secondo articolo. “Questo ci permetterà di capire se una coltivazione di grano necessita di essere trattata o meno con un fungicida molto costoso, per evitare che l'infezione comprometta il raccolto".

Più a lunga scadenza, secondo i ricercatori, queste nuove scoperte saranno fondamentali per studiare nuovi interventi di ingegneria genetica al fine di ottenere varietà di grano dotate di recettori immunitari più numerosi ed efficienti, in grado di riconoscere l'infezione fungina e bloccarla.

ENGLISH

Two studies have clarified the biochemical mechanisms by which the fungus responsible for wheat rust attacks the plant, eluding its immune defenses. The result could be useful for new genetic engineering interventions that make grain resistant to infection that causes huge losses of crops and threatens more and more areas of the world, also because of global warming.

Since the dawn of agriculture, humanity has had to fight molds and fungal infections that afflict the most important crops for food. Some archaeological finds dating back to the 4th century BC have documented that the ancient Romans sacrificed animals to Robigo, the god of wheat rust, a disease that can affect both the stem and the leaves of the plant of this cereal, with heavy consequences for the yield of crops.

More than 2,300 years later, perhaps the battle against this pathogenic fungi family could be won, according to the results of two studies published in "Science", which have identified crucial biochemical mechanisms that allow the fungus to evade the immune response of the plant.

To cause different types of wheat infection known by the common name of rust are three different fungal species of the genus Puccinia: P. striiformis f. sp. Tritici, which causes the "striped" rust, P. triticina, which causes the rust of the leaves, and P. graminis f. sp. Tritici, which causes the stem to rust. The latter is the most devastating infection for the crops, because it compromises the stability of the plant, causing the seeds to fall on the ground.

The outcomes of the infection can be devastating: it is estimated, for example, that in a major outbreak of the 1950s, rust has compromised 40 percent of the US corn belt crop. Over the decades it has been possible to select varieties of grain resistant to the fungus, but in 1999 in Uganda a particularly virulent fungal strain, called Ug99, was isolated.

The event led to resume a massive search for new ways of immunization of crops. Meanwhile, however, the rust has spread again: it is estimated that in Africa about 90 percent of the wheat varieties are exposed to infection. In 2013, about 50 percent of the crops were lost in Ethiopia. And again in that year, the first infection event of the last fifty years was recorded in Germany, also due to the above-average temperatures.

The studies conducted in recent decades have made clear that the fight between pathogen and the immune system of wheat is played in a comparison between the effectors, ie the proteins that the fungus uses as picks to break the defenses of the plant, and immune receptors, responsible for detect the presence of the effectors and activate the immune defenses. So far, however, the possibility of identifying the effectors involved in the infection process has been missed.

In the first study, Andres Salcedo, of the Kansas State University in Manhattan, and colleagues analyzed a large number of natural and artificially induced genetic variations in the fungus P. graminis f. sp. Tritici, identifying a crucial element of infection in the AvrSr35 effector, which interacts with the Sr35 wheat immune receptor.

In the second study, Jiapeng Chen, of the University of Sydney, Australia, and colleagues studied a particular mutant strain of the same species of fungus that could avoid recognition by the immune receptor Sr50, encoded by the Sr50 gene. They identified the corresponding effector, AvrSr50.

"For the first time, it was possible to carry out a genetic study to identify if and how a diffused fungus in the world is able to overcome the surveillance of Sr05, a gene for the resistance to rust that was introduced in some high yield wheat varieties, "explained Robert Park, a professor at the University of Sydney and coauthor of the second article. "This will allow us to understand if a cultivation of wheat needs to be treated or not with a very expensive fungicide, to prevent the infection compromising the harvest".

In the longer term, according to the researchers, these new discoveries will be fundamental to study new genetic engineering interventions in order to obtain wheat varieties with more numerous and efficient immune receptors, able to recognize the fungal infection and block it.

Da:

http://www.lescienze.it/news/2017/12/27/news/ruggine_grano_combattere_fungo-3803337/?ref=nl-Le-Scienze_29-12-2017

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giovedì 28 dicembre 2017

Heart Rate Variability, A Real-Time Method of Health Monitoring. Variabilità della frequenza cardiaca, un metodo di monitoraggio della salute in tempo reale

Heart Rate Variability, A Real-Time Method of Health Monitoring: An Interview with Jason Moore of Elite HRVVariabilità della frequenza cardiaca, un metodo di monitoraggio della salute in tempo reale: un'intervista con Jason Moore di Elite HRV



Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa














Elite HRV, creators of a heart rate variability (HRV) app and platform, has recently launched CorSense, their new HRV device, on Kickstarter that raised $100,000 within the first 48 hours. The company’s popular HRV app is available for download on your mobile device.
HRV is a complex biomarker that acts as a comprehensive “check-engine light” for the body and mind, that is also non-invasive and responsive. More specifically, HRV is measured by calculating the time between R-R spikes on an ECG trace and comparing these values over time. This variation in beat-to-beat interval is a physiological phenomenon that provides a wealth of information about the autonomic nervous system. For example, HRV can help assess the risks for patients who have suffered a heart attack, or to detect significant changes in the nervous systems of athletes after hard training. Therefore, HRV can be used as a tool to monitor overall health or to detect when an athlete has overtrained. Ideally, you would take measurements of your HRV daily so that baseline values can be established, which would allow you to know how your nervous system is doing whenever there is a deviation from that baseline. This way, you can tone things down before the body is overloaded, especially on top of accumulated fatigue.
We are excited to feature an exclusive interview with the CEO and Founder of Elite HRV, Jason Moore. Mr. Moore also teaches about the science and applications of HRV in online courses offered by Elite HRV.
Alice Ferng, Medgadget: What is your background and what was your motivation behind an HRV company?
Jason Moore, CEO & Founder of Elite HRV: Before Elite HRV, I previously designed large scale data analysis systems for the oil & gas industry – specifically focusing on making complex sensor data and other data more actionable, to track and improve the health of expensive equipment out in the field. While I enjoyed figuring out complex systems and user interfaces, my true passion was in health and human performance. I was an athlete, coach, personal trainer, and also come from a family that is rife with the chronic health issues that plague modern society today – cancer, diabetes, heart disease, autoimmune conditions, obesity, etc.
While researching ways to measure and improve the health and fitness of myself, my clients and my family, I came across Heart Rate Variability and immediately saw huge potential. Unfortunately at that time, the only systems that were capable of measuring it were not very accessible to the average person.
Given my background in making complex data more actionable, I decided to design a system that would be easy to use and make accurate HRV more accessible to everyone – myself included. So after more R&D, the first iteration of the app was released in 2014 and connected with a Polar chest strap to gather the data (HRV requires a high degree of accuracy).
Within months of the initial release, I found myself interacting with innovative coaches, doctors, scientists, and average people from many different places who had downloaded the app and found success improving health and/or performance with it. It was, and continues to be, an amazing experience.
Fast forward a bit, I quit my job in oil and gas, started working full-time on Elite HRV in 2016, recruited a small team of high performers, and now the platform supports over 160,000 users globally with everyone from Olympic medalists to average health seekers.

Medgadget: What was the thinking behind making the CorSense prototype that you sold on Kickstarter? Why not just collect data from other devices and chest straps?
Mr. Moore: With so many users and use cases, it became very clear that people would prefer not to use a chest strap to capture their HRV, but other options were just not accurate enough.
Now we’re releasing a new sensor, designed from the ground up to be able to measure accurate HRV from the fingertip; it’s called CorSense. We’re always going to be as open as possible and support any accurate hardware, but the CorSense is designed specifically to make measuring accurate HRV easy and stress-free.
Medgadget: What are advantages of looking at HRV over just the usual heart rate?
Mr. Moore: Heart Rate Variability gives us a much deeper understanding of the body than basic heart rate. There are so many use cases for HRV over basic heart rate, that over 20,000 research publications have now been published about it – linking changes in Heart Rate Variability to athlete performance, injuries, chronic disease, obesity, psychological health, cognitive performance, and so much more.
So how does it work? By detecting tiny, millisecond changes in your heart beats, we can detect specific patterns that correlate with activity for your Autonomic Nervous System (ANS) – the body’s behind the scenes control center. Amongst many responsibilities, the ANS is responsible for regulating energy, digestion, the body’s stress response, and recovery from different types of physical and mental stress such as exercise, school, or work. We’ve found that measuring HRV each day or at least a few times a week, gives us a very unique ability to accurately and objectively understand how different activities affect your overall physiology.
If you’re trying to increase your fitness, HRV can help you know if you’re exercising too little, too much, or maybe if something besides exercise is holding you back (sleep, nutrition, work stress, etc.). We’re able to do this by recognizing shifts in your Autonomic Nervous System and identifying those shifts for you on a regular basis, letting you know when your body has accumulated a lot of stress and when your body has recovered from stressful activity. The neat thing is that is it only takes 2 minutes a day, usually in the morning. No need to wear any wearables during activities or all day and night.

Medgadget: What kinds of conditions or situations would be indicated at the consumer level? Your product is unique in that it’s similar to a pulse oximeter: you only use it when you want to, and it’s not the usual wearable device that is strapped to the person for an extended period of time. Are you able to collect enough data in just 2 minutes to get some data of value?
Mr. Moore: Early use of HRV was primarily reserved for big budget sports organizations and hospitals that had the funds to get expensive equipment costing multi thousands of dollars. Now that people can access accurate HRV right from their smartphone, the use cases have exploded. Today, athletes use it to optimize the stress and recovery of training. Business people use it to improve resilience and cognitive performance. People with injuries or chronic health conditions use it to help their body recover more quickly and to prevent other issues from arising.
How can we do this in just 2 minutes per day? Each day you experience physical, psychological, emotional, mental, environmental, and other types of stress. You eat, drink, sleep and rest to recover from all of these activities and prepare for tomorrow and every day after that. By getting a snapshot of what the Autonomic Nervous System is doing each day around the same time, we’re able to see those cycles of stress and recovery and what the lasting impact of them are on your physiology.
For most purposes, readings longer than 5 minutes are just extra noise. Yes, you can use HRV for live biofeedback and meditation sessions, for example. But when it comes to trending HRV over days, weeks, months, and seeing your progress as you tackle your goals – 2 to 5 minutes per day is plenty of data.

Medgadget: How sensitive is HRV and how long does it take for the userto establish baseline readings?
Mr. Moore: HRV is very sensitive. Another reason why short readings are beneficial is because we can control the variables more easily and dig into the data that is most useful for decision making. After about a week, our algorithms learn what each individual’s ANS patterns look like, and start to give personalized guidance to the individual on what’s going on underneath the surface. This only gets more accurate and useful as time goes on.
We provide normative and population data to the user, but the emphasis is on comparing you to yourself over time. The specific things that impact your body the most are different than what impacts my body the most, and comparing you to yourself over time gives you the ability to figure out what works best for you.

Medgadget: What are some performance advantages and limitations of your device?
Mr. Moore: Let’s start with limitations. This isn’t a replacement for your favorite wearable like a Fitbit or Apple Watch. You aren’t going to wear CorSense all day or night. To get an accurate reading, you need to be relatively still. It isn’t intended to work under water either.
The advantages, of course, are plenty. Starting the day with a quick 2-minute reading is a great way to do something positive for yourself before heading off to the races. And you’ll know in advance if you need to prioritize some things differently to maximize your ability to tackle your goals each day or week.
Having no buttons or anything to deal with, you open the app, slip CorSense on your finger and can start measuring accurate HRV without any additional setup. No electrodes or wet straps around your chest. Being small and elegant, you can take CorSense with you and use it for live biofeedback or guided meditation at your desk, at yoga class, or even on a quick break in your car. The battery lasts several months depending on usage and can be quickly charged with micro-USB.
We’re confident in our platform and have no reason to lock you in. You can use CorSense with any app that can receive heart rate or HRV data. You can also export your data and do whatever you want with it.

Medgadget: Were you expecting your Kickstarter to do so well and sell out so quickly? Why do you think there was so much interest?
Mr. Moore: Given our relationship with our community, we were expecting the Kickstarter to succeed, but we were both honored and surprised at the amazing response we received.
We take a lot of time to understand our community’s needs. Over 10,000 emails have been sent to us with ideas and feedback, and I’ve personally answered the majority of them. Adding value, paying attention, and communicating seem to be good ways to build interest.
The CorSense production is coming along well! We’re finalizing tooling and gearing up for full scale production. We’re still on track to hit our February-March deliveries for the Kickstarter backers.
ITALIANO
Elite HRV, creatrice di un'app e una piattaforma per la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), ha recentemente lanciato CorSense, il suo nuovo dispositivo HRV, su Kickstarter che ha raccolto $ 100.000 entro le prime 48 ore. La popolare app HRV dell'azienda è disponibile per il download sul tuo dispositivo mobile.
L'HRV è un biomarcatore complesso che agisce come una "luce del motore di controllo" completa per il corpo e la mente, che è anche non invasivo e reattivo. Più specificamente, l'HRV viene misurata calcolando il tempo tra i picchi R-R su una traccia ECG e confrontando questi valori nel tempo. Questa variazione nell'intervallo da battito a battito è un fenomeno fisiologico che fornisce una grande quantità di informazioni sul sistema nervoso autonomo. Ad esempio, l'HRV può aiutare a valutare i rischi per i pazienti che hanno subito un infarto, o per rilevare cambiamenti significativi nel sistema nervoso degli atleti dopo un duro allenamento. Pertanto, l'HRV può essere utilizzato come strumento per monitorare la salute generale o per rilevare quando un atleta è sovrallenato. Idealmente, dovresti prendere le misurazioni del tuo HRV quotidianamente in modo da poter stabilire i valori di base, il che ti permetterebbe di sapere come va il tuo sistema nervoso ogni volta che c'è una deviazione da quella linea di base. In questo modo, puoi attenuare le cose prima che il corpo sia sovraccaricato, specialmente in aggiunta alla fatica accumulata.
Siamo entusiasti di presentare un'intervista esclusiva con il CEO e fondatore di Elite HRV, Jason Moore. Mr. Moore insegna anche sulla scienza e le applicazioni dell'HRV nei corsi online offerti da Elite HRV.
Alice Ferng, Medgadget: Qual è il tuo background e qual è stata la tua motivazione dietro una società HRV?
Jason Moore, CEO e fondatore di Elite HRV: Prima di Elite HRV, in precedenza ho progettato sistemi di analisi dei dati su larga scala per l'industria petrolifera e del gas, concentrandomi in particolare sulla possibilità di rendere più fruibili dati complessi e altri dati, per monitorare e migliorare la salute delle costose attrezzature sul campo. Mentre mi divertivo a capire i sistemi complessi e le interfacce utente, la mia vera passione era nella salute e nelle prestazioni umane. Ero un atleta, allenatore, personal trainer, e provengo anche da una famiglia che è piena di problemi di salute cronici che oggi affliggono la società moderna: cancro, diabete, malattie cardiache, malattie autoimmuni, obesità, ecc.
Mentre studiavo modi per misurare e migliorare la salute e la forma fisica di me stesso, i miei clienti e la mia famiglia, mi sono imbattuto in Heart Rate Variability e ho immediatamente notato un enorme potenziale. Sfortunatamente a quel tempo, gli unici sistemi che erano in grado di misurarlo non erano molto accessibili alla persona media.
Dato il mio background nel rendere più fattibili i dati complessi, ho deciso di progettare un sistema che sarebbe stato facile da usare e rendere HRV accurato più accessibile a tutti, me incluso. Quindi, dopo un ulteriore R & D, la prima versione dell'app è stata rilasciata nel 2014 e collegata a una fascia toracica Polar per raccogliere i dati (HRV richiede un alto grado di accuratezza).
Nel giro di pochi mesi dalla versione iniziale, mi sono ritrovato a interagire con allenatori, medici, scienziati e persone comuni di diversi luoghi che avevano scaricato l'app e trovato risultati positivi migliorando la salute e / o le prestazioni con esso. È stata, e continua ad esserlo, un'esperienza straordinaria.
Avanzando un po ', ho lasciato il mio lavoro in petrolio e gas, ho iniziato a lavorare a tempo pieno su Elite HRV nel 2016, ho reclutato un piccolo gruppo di alte prestazioni e ora la piattaforma supporta oltre 160.000 utenti in tutto il mondo con tutti, dalle medaglie olimpiche alla salute media nell'asilo.
Medgadget: Qual è stato il pensiero alla base del prototipo CorSense che hai venduto su Kickstarter? Perché non raccogliere dati da altri dispositivi e pettorali?
Mr. Moore: Con così tanti utenti e casi d'uso, è diventato molto chiaro che le persone preferirebbero non usare una fascia toracica per acquisire il loro HRV, ma altre opzioni non erano abbastanza accurate.
Ora stiamo rilasciando un nuovo sensore, progettato da zero per poter misurare l'HRV con precisione dal polpastrello; si chiama CorSense. Saremo sempre i più aperti possibili e supporteremo qualsiasi hardware accurato, ma il CorSense è progettato specificamente per rendere la misurazione HRV accurata semplice e senza stress.
Medgadget: quali sono i vantaggi dell'HRV rispetto alla normale frequenza cardiaca?
Mr. Moore: La variabilità della frequenza cardiaca ci fornisce una comprensione molto più profonda del corpo rispetto alla frequenza cardiaca di base. Ci sono così tanti casi d'uso per HRV rispetto alla frequenza cardiaca di base, che sono state pubblicate oltre 20.000 pubblicazioni di ricerca su di esso - che collegano le variazioni della variabilità della frequenza cardiaca alle prestazioni degli atleti, alle lesioni, alle malattie croniche, all'obesità, alla salute psicologica, alle prestazioni cognitive e così via molto di più.
Quindi, come funziona? Rilevando minuscole variazioni del battito cardiaco nel millisecondo, possiamo rilevare modelli specifici correlati all'attività del tuo sistema nervoso autonomo (ANS): il centro di controllo del corpo dietro le quinte. Tra le molte responsabilità, l'ANS è responsabile della regolazione dell'energia, della digestione, della risposta allo stress del corpo e del recupero da diversi tipi di stress fisici e mentali come esercizio fisico, scuola o lavoro. Abbiamo riscontrato che misurare l'HRV ogni giorno o almeno qualche volta alla settimana ci dà una capacità unica di comprendere in modo accurato e oggettivo in che modo le diverse attività influiscono sulla fisiologia generale.
Se stai cercando di aumentare la tua forma fisica, l'HRV può aiutarti a capire se ti stai esercitando troppo poco, troppo o forse se qualcosa oltre all'attività fisica ti trattiene (sonno, alimentazione, stress da lavoro, ecc.). Siamo in grado di farlo riconoscendo i cambiamenti nel tuo sistema nervoso autonomo e identificando quei cambiamenti per te su base regolare, facendoti sapere quando il tuo corpo ha accumulato molto stress e quando il tuo corpo si è ripreso dall'attività stressante. La cosa bella è che ci vogliono solo 2 minuti al giorno, di solito al mattino. Non è necessario indossare alcun dispositivo indossabile durante le attività o tutto il giorno e la notte.
Medgadget: quali condizioni o situazioni sarebbero indicate a livello di consumatore? Il tuo prodotto è unico in quanto è simile a un saturimetro: lo usi solo quando lo desideri, e non è il solito dispositivo indossabile che è legato alla persona per un lungo periodo di tempo. Sei in grado di raccogliere abbastanza dati in soli 2 minuti per ottenere alcuni dati di valore?
Mr. Moore: L'uso anticipato dell'HRV era principalmente riservato alle organizzazioni sportive e agli ospedali di grandi budget che avevano i fondi per ottenere costose attrezzature che costavano migliaia di dollari. Ora che le persone possono accedere direttamente all'HRV dal loro smartphone, i casi d'uso sono esplosi. Oggi, gli atleti lo usano per ottimizzare lo stress e il recupero dell'allenamento. Gli uomini d'affari lo usano per migliorare la resilienza e le prestazioni cognitive. Le persone con ferite o condizioni di salute croniche lo usano per aiutare il loro corpo a riprendersi più rapidamente e per evitare che sorgano altri problemi.
Come possiamo farlo in soli 2 minuti al giorno? Ogni giorno si verificano problemi fisici, psicologici, emotivi, mentali, ambientali e di altro tipo. Si mangia, si beve, si dorme e si riposa per riprendersi da tutte queste attività e prepararsi per il domani e ogni giorno dopo. Ottenendo un'istantanea di ciò che il Sistema Nervoso Autonomo sta facendo ogni giorno nello stesso periodo, siamo in grado di vedere quei cicli di stress e recupero e quali sono gli impatti duraturi di loro sulla tua fisiologia.
Per la maggior parte degli scopi, le letture più lunghe di 5 minuti sono solo rumore extra. Sì, puoi usare HRV per sessioni di biofeedback e meditazione dal vivo, per esempio. Ma quando si tratta di seguire l'HRV per giorni, settimane, mesi e vedere i tuoi progressi mentre affronti i tuoi obiettivi: da 2 a 5 minuti al giorno ci sono molti dati.
Medgadget: quanto è sensibile l'HRV e quanto tempo impiega l'utente a stabilire letture di base?
Mr. Moore: HRV è molto sensibile. Un altro motivo per cui le letture brevi sono utili è perché possiamo controllare le variabili più facilmente e scavare nei dati che sono più utili per il processo decisionale. Dopo circa una settimana, i nostri algoritmi apprendono come si presentano i modelli ANS di ogni individuo e iniziano a fornire una guida personalizzata all'individuo su ciò che sta accadendo sotto la superficie. Questo diventa solo più preciso e utile col passare del tempo.
Forniamo dati normativi e di popolazione all'utente, ma l'accento è posto sul confronto con te stesso nel tempo. Le cose specifiche che influiscono maggiormente sul tuo corpo sono diverse da quelle che influiscono maggiormente sul mio corpo e confrontandoti con te stesso nel tempo ti dà la possibilità di capire cosa funziona meglio per te.
Medgadget: quali sono alcuni vantaggi e limitazioni delle prestazioni del tuo dispositivo?

Mr. Moore: iniziamo con le limitazioni. Questo non è un sostituto per il tuo indossabile preferito come un Fitbit o Apple Watch. Non indosserai CorSense tutto il giorno o la notte. Per ottenere una lettura accurata, devi essere relativamente tranquillo. Nemmeno è destinato a lavorare sott'acqua.

I vantaggi, ovviamente, sono molti. Iniziare la giornata con una rapida lettura di 2 minuti è un ottimo modo per fare qualcosa di positivo per te stesso prima di partire per le gare. E saprai in anticipo se devi dare la priorità ad alcune cose in modo diverso per massimizzare la tua capacità di affrontare i tuoi obiettivi ogni giorno o settimana.

Non avendo pulsanti o altro da gestire, apri l'app, fai scivolare CorSense al dito e puoi iniziare a misurare l'HRV con precisione senza alcuna configurazione aggiuntiva. Nessun elettrodo o cinghie bagnate intorno al petto. Essendo piccolo ed elegante, puoi portare con te CorSense e utilizzarlo per il biofeedback dal vivo o la meditazione guidata alla tua scrivania, durante le lezioni di yoga o anche per una breve pausa in auto. La batteria dura diversi mesi a seconda dell'uso e può essere rapidamente caricata con micro-USB.

Siamo fiduciosi nella nostra piattaforma e non abbiamo motivo di bloccarti. Puoi utilizzare CorSense con qualsiasi app in grado di ricevere dati sulla frequenza cardiaca o sui dati HRV. Puoi anche esportare i tuoi dati e fare quello che vuoi con esso.

 
Medgadget: stavi aspettando che il tuo Kickstarter andasse così bene e si esaurisse così rapidamente? Perché pensi che ci fosse tanto interesse?

Mr. Moore: Dato il nostro rapporto con la nostra comunità, ci aspettavamo che il Kickstarter avesse successo, ma entrambi siamo stati onorati e sorpresi dalla sorprendente risposta che abbiamo ricevuto.

Ci prendiamo molto tempo per capire i bisogni della nostra comunità. Oltre 10.000 email ci sono state inviate con idee e feedback, e personalmente ho risposto alla maggior parte di loro. Aggiungere valore, prestare attenzione e comunicare sembra essere un buon modo per creare interesse.

La produzione CorSense sta procedendo bene! Stiamo ultimando gli strumenti e preparandoci alla produzione su larga scala. Siamo ancora sulla buona strada per raggiungere le consegne di febbraio-marzo per i sostenitori di Kickstarter.
Da:
https://www.medgadget.com/2017/12/heart-rate-variability-real-time-method-health-monitoring-interview-jason-moore-elite-hrv.html