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mercoledì 18 gennaio 2017

La curcuma ingannatrice: un ammonimento per i farmacologi / The deceitful Turmeric: a cautionary tale for pharmacologists.

La curcuma ingannatrice: un ammonimento per i farmacologi / The deceitful Turmeric: a cautionary tale for pharmacologists.


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Joseph Cotellessa






La curcumina, il principale principio attivo della curcuma, dà falsi positivi in moltissimi test per saggiarne le proprietà biologiche. Sconosciuta anche a molti ricercatori, questa sua caratteristica suscita speranze poi frustrate dagli studi clinici, che finora non hanno trovato alcun specifico beneficio terapeutico provocato da questa sostanza.

All'interno di quella spezia dall'aspetto giallo dorato che è la curcuma si cela un ingannatore chimico: la curcumina, una molecola di cui si sentono spesso vantare le proprietà medicinali, ma che è anche responsabile di falsi segnali nei test di screening farmacologico.

Per anni, i chimici hanno raccomandato cautela di fronte alla curcumina e ad altri composti che possono trarre in inganno i cacciatori di farmaci più ingenui.

Ora, nel tentativo di arginare un continuo flusso di ricerche poco limpide, alcuni scienziati hanno pubblicato la più ampia rassegna critica sulla curcumina mai realizzata, giungendo alla conclusione che non ci sono prove che offra alcuno specifico beneficio terapeutico, a dispetto di migliaia di articoli di ricerca e oltre 120 studi clinici. Gli scienziati sperano che la loro relazione possa prevenire altre ricerche inutili e mettere in guardia gli incauti sulla possibilità che sostanze chimiche che apparentemente si presentano come un “bersaglio centrato” nei test di screening, è improbabile che alla fine portino a un farmaco.

"La curcumina è un monito", dice Michael Walters, chimico farmaceutico  all'Università del Minnesota a Minneapolis, e autore principale della rassegna critica sulla curcumina, pubblicata l'11 gennaio scorso.

Solitamente gli screening farmacologici controllano se una sostanza chimica si attacca a un sito di legame di una proteina implicata in una malattia, un indizio che può essere il punto di partenza per un farmaco. Ma alcune molecole, come la curcumina, sembrano mostrare una simile attività specifica anche quando in realtà non l'hanno.

Alcune molecole possono sviluppare naturalmente una fluorescenza, frustrando i tentativi di usare la fluorescenza come 
segnale della presenza di una proteina che si lega. Possono interferire con le membrane delle cellule, traendo in inganno i test di saggio che cercano di individuare farmaci destinati specifiche proteine delle membrane cellulari. E possono surrettiziamente degradarsi in altri composti che hanno proprietà diverse, o che contengono impurità dotate di una propria attività biologica.

I chimici chiamano queste irritanti sostanze “PAINS” (pan-assay interference compounds), e la curcumina è una delle peggiori. "La curcumina è un po' il testimonial di queste molecole promiscue che si manifestano spesso nei test", dice James Inglese, che dirige la sezione per lo sviluppo dei test e della tecnologia di screening al National Center for Advancing Translational Sciences  a Bethesda, nel Maryland. "Molte persone che fanno questo lavoro non sono tecnicamente a conoscenza di tutti i problemi che possono essere causati da questa caratteristica."

"Nella ricerca sulla curcumina sono stati sprecati molti sforzi e molti finanziamenti", dice Georg Gunda, co-redattore capo del “Journal of Medicinal Chemistry”, che ha pubblicato la rassegna critica. E ciò nonostante, dice, la sua rivista riceve un flusso regolare di manoscritti sulla curcumina.

La curcumina è stata proposta per curare una varietà di disturbi, dalla disfunzione erettile all'irsutismo, dalla calvizie, al cancro fino al morbo di Alzheimer, spiega Guido Pauli, che studia i prodotti naturali all'Università dell'Illinois a Chicago ed è coautore della rassegna. Ma non ha mai prodotto una terapia validata.

Pauli pensa che una parte del problema sia che i ricercatori non sanno sempre quale molecola stanno studiando. Gli estratti di curcuma contengono decine di composti oltre alla curcumina, che a sua volta è usata come descrizione sintetica di quelle che in realtà sono tre molecole strettamente correlate. In alcuni casi, i ricercatori possono osservare effetti biologici promettenti, ma attribuiscono l'attività alla molecola sbagliata.

I fraintendimenti poi si autoalimentano, dice Walters. Così si può segnalare che la curcumina ha un effetto anche se il test era viziato: "Si accetta ciò che è indicato come corretto in letteratura, per poi costruire un'ipotesi, anche se non regge". E gli scienziati non sembrano controllare la documentazione per vedere se i composti sono stati segnalati come problematici. Dal 2009 sono stati ritirati almeno 15 articoli sulla curcumina e decine di altri sono stati corretti.

Molti ricercatori sono ancora ottimisti sulla curcumina. "Ci sono prove che l'attività biologica dei curcumoidi è reale", dice Julie Ryan, radioterapista all'University of Rochester Medical Center di New York. La Ryan dice che la curcimina interagisce con molte proteine diverse e quindi funziona in modo differente da molti farmaci. La Ryan ha testato la curcumina su più di 600 persone in studi clinici sulla dermatite. Anche se non ha trovato effetti significativi, dice ci sono indizi che meritano ulteriori studi. Ritiene che forme chimicamente modificate della curcumina potrebbero rivelarsi più efficaci sui tessuti che raggiungono.

Ma la rassegna critica mostra che ottenere risposte reali sarà difficile, dice Bill Zuercher, biochimico all'University of North Carolina a Chapel Hill: "E' possibile che la curcumina o estratti di curcuma abbiano effetti benefici, ma andare a fondo alla questione è complesso e potrebbe addirittura essere impossibile". Walters non è sicuro che la sua relazione fermerà le ricerche mal condotte: "Le persone che dovrebbero leggerla probabilmente non lo  faranno".

Many researchers are still optimistic on curcumin. "There is evidence that biological activity of curcumoidi is real," said Julie Ryan, radiation oncologist at the University of Rochester Medical Center in New York. The Ryan says that the curcimina interacts with many different proteins and therefore works differently from many drugs. Ryan tested curcumin on more than 600 people in clinical studies dermatitis. Although he did not find significant effects, he says there are signs that deserve further study. He believes that chemically modified forms of curcumin may be more effective on tissues that reach.

But the critical review shows that get real answers will be difficult, says Bill Zuercher, a biochemist at the University of North Carolina at Chapel Hill: "And 'possible that curcumin or turmeric extracts have a beneficial effect, but go to the bottom of the issue is complex and it may even be impossible. " Walters is not sure that his report will stop the poorly conducted investigations: "The people who should read it probably will not make it."

ENGLISH

Curcumin, the main active ingredient of turmeric, gives false positives in many tests to test the biological properties. Unknown to many researchers, this feature raises hopes, then frustrated from clinical trials, which have so far not found any specific therapeutic benefit caused by this substance.

Within that looking golden yellow spice that is turmeric lurks a chemical deceiver: curcumin, a molecule of which often feel boast medicinal properties, but is also responsible for false signals in the drug screening test.

For years, chemists have recommended caution in the face of curcumin and other compounds that can mislead the naive drug hunters.

Now, in an attempt to stem a steady stream of clear little research, some scientists have published the most comprehensive critical review on curcumin ever made, and concluded that there is no evidence it had any specific therapeutic benefit in spite of thousands of items of research and over 120 clinical trials. The scientists hope that their relationship can prevent further unnecessary investigations and bring the unwary guard on the possibility that chemicals that apparently are presented as a "hit target" in screening tests, it is unlikely that in the end lead to a drug.

"Curcumin is a warning," said Michael Walters, pharmaceutical chemist at the University of Minnesota in Minneapolis, and lead author of the critical review on curcumin, published on 11 January.

Usually the pharmacological screening control whether a chemical substance attaches to a binding site of a protein involved in a disease, a clue that can be the starting point for a drug. But certain molecules, such as curcumin, also seem to show a similar specific activity when in fact they have not.

Some molecules can develop naturally fluoresces, frustrating attempts to use fluorescence as
signal the presence of a protein that binds. They can interfere with cell membranes, misleading the essay tests that seek to identify specific proteins for drugs in cell membranes. They may surreptitiously degrade into other compounds that have different properties, or which contain impurities with their own biological activity.

Chemists call these irritants "PAINS" (pan-assay interference compounds), and curcumin is one of the worst. "Curcumin is a bit 'the testimonial of these promiscuous molecules that often occur in the tests," says James English, who heads the section for test development and screening technology at the National Center for Advancing Translational Sciences in Bethesda, Maryland. "Many people who do this work are not technically aware of all the problems that can be caused by this feature."

"In research on curcumin have been wasted effort, and a lot of financing," says Gunda Georg, co-editor of the "Journal of Medicinal Chemistry", which published the critical review. And yet, he says, his magazine receives a regular flow of manuscripts on curcumin.

Curcumin has been proposed to treat a variety of ailments, from hirsutism erectile dysfunction, baldness, cancer to Alzheimer's disease, says Guido Pauli, who studies natural products at the University of Chicago and coauthor the festival. But it has never produced a validated therapy.

Pauli thinks part of the problem is that researchers do not always know which molecule being studied. The extracts of turmeric contain dozens of compounds in addition to curcumin, which in turn is used as a concise description of those which are actually three closely related molecules. In some cases, researchers may look promising biological effects, but attribute the work to the wrong molecule.

Misconceptions then feeds on itself, says Walters. So it can report that curcumin has an effect even if the test was flawed: "It accepts what is referred to as corrected in the literature, and then build a hypothesis, although it does not stand up." And scientists do not seem to check the documentation to see if the compounds have been reported as problematic. Since 2009 they have been retired at least 15 articles on curcumin and dozens of others have been corrected.

Da:

http://www.lescienze.it/news/2017/01/17/news/curcuma_curcumina_ingannatrice_falsi_positivi_ricerca-3385606/