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lunedì 23 gennaio 2017

Ultrasound Helps Release Drugs from Nanoparticles Into Brain / Ultrasuoni Aiutano il Rilascio di Farmaci Da Nanoparticelle nel Cervello.

Ultrasound Helps Release Drugs from Nanoparticles Into Brain / Ultrasuoni Aiutano il Rilascio di Farmaci Da Nanoparticelle nel Cervello.



Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Joseph Cotellessa
mouse EEG 2
drug laden nanoparticles

Researchers at Johns Hopkins University have come up with a simple way of using ultrasound to release drugs from special nanoparticles delivered into the brain. The technology would allow for targeted drug delivery, making sure the medication is delivered where the ultrasound beam is focused while preventing its from influencing the rest of the body.
The biodegradable plastic nanoparticles are made of a hydrophilic exterior, to travel through the body, and a hydrophobic interior, to contain propofol, a commonly used small molecule anesthetic tried in this study. They are too large to move through the blood-brain barrier, but the propofol inside is. An external traditional focused ultrasound machine is used to resonate the particles, heating up their interiors and expanding them in size. Once they they get large enough, they become porous and release the propofol. If this is done just where you want the drug released, it is able to escape the nanoparticle and quickly penetrate the blood-brain barrier.
So far the researchers tested the technique on laboratory rats, tagging the nanoparticles to see how they move through the brain, as well as detecting how many are trapped by the spleen and liver. They did confirm the particles don’t pass through the blood-brain barrier, but they are well contained by the liver and spleen.
Testing the effectiveness of propofol delivered in such a way, they tested the technique by inducing seizures in mice and then immediately treating them with the ultrasound activated technique. It worked remarkably well, nearly instantaneously taming the seizures.
ITALIANO
I ricercatori della Johns Hopkins University hanno escogitato un modo semplice di utilizzare gli ultrasuoni per far rilasciare i farmaci da nanoparticelle speciali nel cervello. La tecnologia consentirebbe il rilascio mirato dei farmaci, assicurandosi che il farmaco sia rilasciato solamente nella zona in cui il fascio di ultrasuoni è focalizzato evitando che influenzino il resto del corpo.

Le nanoparticelle di plastica biodegradabile sono fatti di un esterno idrofilico, per viaggiare attraverso il corpo, e un interno idrofobico, per contenere propofol, una piccola molecola di anestetico comunemente usato provato in questo studio. Essi sono troppo grandi per passare attraverso la barriera emato-encefalica, ma con il propofol all'interno è possibile. Una macchina a ultrasuoni per focalizzazione tradizionale esterno viene utilizzato per far risuonare le particelle, riscaldando i loro interni ed espandendo le loro dimensioni. Una volta che diventano abbastanza grandi, esse diventano porose e rilasciano il propofol. Se questo è fatto proprio dove si desidera che il farmaco rilasciato, è in grado di sfuggire alla nanoparticelle e penetrare rapidamente la barriera emato-encefalica.

Finora i ricercatori hanno testato la tecnica su ratti di laboratorio, codificando le nanoparticelle per vedere come si muovono attraverso il cervello, così come per rilevare quanti sono intrappolati dalla milza e dal fegato. Essi hanno confermato che le particelle non passano attraverso la barriera emato-encefalica, ma sono ben contenute dal fegato e dalla milza.

Per testare l'efficacia di propofol che viene rilasciato, hanno testato la tecnica inducendo convulsioni in topi e subito trattandoli con la tecnica ad ultrasuoni. Ha funzionato molto bene, quasi istantaneamente per eliminare le crisi epilettiche.
Da:
http://www.medgadget.com/2017/01/ultrasound-helps-release-drugs-nanoparticles-brain.html