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martedì 13 giugno 2017

Tutte le volte in cui Einstein ha avuto ragione fino ad oggi / Every time Einstein was right to this day.

Tutte le volte in cui Einstein ha avuto ragione fino ad oggiEvery time Einstein was right to this day.


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa / Reported by Dr. Giuseppe Cotellessa





La teoria proposta dal Dott. Giuseppe Cotellessa sull'esistenza della forza rotazionale indotta, che supera la teoria di Newton, insieme alla considerazione che dalla radiazione e.m., in certe condizione, è possibile creare contemporaneamente materia ed antimateria, potrebbero mettere in discusssione la teoria della relatività di Einstein. Se la radiazione e.m. è costituita da un sistema binario di particelle di materia ed antimateria separate tra loro, non meraviglia che la luce possedendo massa localmente non globalmente, quando passa vicino ad un corpo che possegga elevata messa possa subire una deviazione della traiettoria dovuta all'attrazione gravitazionale. 

Eclissi di Sole. Lenti gravitazionali. Onde gravitazionali. Così, nell’arco di cento anni, le teorie di Albert Einstein hanno trovato sempre più riscontri sperimentali.


La teoria della relatività generale formulata da Albert Einstein è corretta. Ce lo siamo sentito dire diverse volte, nel corso di questo ultimo secolo: in più occasioni, infatti, la comunità scientifica ha avuto modo di verificare, tramite osservazioni sperimentali, la correttezza delle intuizioni del fisico tedesco che hanno stravolto per sempre i concetti di spaziotempo gravità. L’ultima prova, in ordine temporale, è appena arrivata grazie a un lavoro pubblicato su Science da un’équipe di scienziati del Department of Physical Sciences alla Embry-Riddle Aeronautical University di Daytona Beach, in Florida (e di altri istituti di ricerca). I ricercatori, in particolare, hanno analizzato un aspetto del cosiddetto fenomeno delle micro-lenti gravitazionali, ossia la deviazione della luce proveniente da una sorgente lontana, concludendo, per l’appunto, che “Einstein sarebbe orgoglioso di noi: una delle sue previsioni ha appena passato un rigorosissimo test sperimentale.


Ma ripercorriamo questo secolo breve con ordine, partendo dall’inizio. Tutto è cominciato il 25 novembre 2015, quando il trentasettenne Einstein annunciò all’Accademia prussiana delle scienze l’equazione di campo alla base della teoria della relatività generale. Si tratta, per essere più precisi, di un sistema di dieci equazioni che descrivono come la forza gravitazionale sia il risultato della curvatura dello spazio-tempo (il tessuto a quattro dimensioni su cui è cucito l’Universo) dovuta alla presenza di massa ed energia. Per raccontarla in parole più semplici, i fisici si servono di solito di una metafora che, se pur non correttissima dal punto di vista scientifico, aiuta la comprensione del fenomeno: lo spazio-tempo si può immaginare come una sorta di foglio di gomma, una superficie morbida che viene curvata dalle masse che vi sono appoggiate sopra. In tale analogia, per esempio, la forza di gravità esercitata dal Sole nei confronti della Terra altro non è che il risultato della curvatura del foglio di gomma quadridimensionale provocata dalla massa del Sole stesso.
Naturalmente, Einstein non si limitò a esporre la sua teoria. Ne proposeanche nel 1916, tre verifiche sperimentali, poi passate alla storia con il nome di test classici della relatività generale. Si tratta, per la precisione, della precessione del perielio dell’orbita di Mercurio, della deviazione della luce proveniente da stelle lontane a opera del Sole e del red-shiftgravitazionale della luce. Inutile dire, senza tema di spoiler, che tutte e tre verifiche hanno brillantemente superato il vaglio sperimentale.

Precessione del perielio di Mercurio
Secondo la fisica newtoniana, ovvero la descrizione classica della gravità, un sistema a due corpi costituito da un corpo che orbita attorno a una massa di forma sferica descrive un’ellisse di cui la massa stessa occupa uno dei due fuochi. È il caso, per esempio, dei pianeti del Sistema solare. Tra cui, per l’appunto, il bollente Mercurio. Sempre Newton insegna che il perielio dell’orbita, ovvero il punto di massima vicinanza con il Sole, dovrebbe spostarsi nel tempo (la cosiddetta precessione) a causa delle interazioni gravitazionali con gli altri pianeti del Sistema solare. Tuttavia, l’analisi delle precessioni del perielio di Mercurio, effettuata da Urbain Le Verrier nel 1859, rivelò un disaccordo di 43 arcosecondi per anno solare rispetto alle previsioni. Inserendo nelle equazioni gli effetti dovuti alla curvatura dello spazio-tempo previsti dalla relatività generale, le osservazioni sperimentali tornano invece a essere in accordo con i risultati teorici. A dimostrarlo fu lo stesso Einstein nel 1916, un anno dopo l’annuncio delle sue equazioni di campo.

Deviazione della luce solare

È probabilmente la verifica della teoria della relatività generale più celebre e spettacolare di sempre. Stando alle intuizioni di Einstein, come ricordato sopra, lo spazio-tempo è deformato dalle masse che vi sono contenute: a tale deformazione sono soggetti anche i raggi di luce, che dunque si piegano quando passano in prossimità di oggetti celesti come stelle o pianeti massivi. L’eclissi totale di Sole del 1919 provò brillantemente questo meccanismo: l’astronomo Arthur Eddington, infatti, riuscì a osservare delle stelle che sarebbero dovute trovarsi dietro il Sole rispetto alla Terra (e dunque non visibili) proprio grazie al fatto che la loro luce veniva deviata dalla nostra stella. Si dice che il fisico tedesco, a chi gli chiese come avrebbe reagito se l’osservazione dell’eclissi avesse sconfessato la sua teoria, risposte: “Mi sarei dispiaciuto per il Signore. La relatività generale, comunque, è corretta”.

Red shift gravitazionale della luce

Si tratta di un fenomeno per cui la frequenza della radiazione elettromagnetica si sposta se l’osservatore si trova in una regione a potenziale gravitazionale maggiore rispetto alla sorgente della radiazione stessa. Per semplificare: il fenomeno è l’analogo elettromagnetico dello spostamento in frequenza delle onde sonore che sperimentiamo quando ci transita vicino un’ambulanza a sirene spiegate: la frequenza del suono della sirena cambia quando l’ambulanza si allontana da noi. Uno studio sperimentale del 1971 ha misurato accuratamente il red shift gravitazionale della luce emessa da Sirio B, risultato – tanto per cambiare – in accordo con le previsioni einsteiniane.

Alle tre verifiche classiche sono poi seguite, in tempi più recenti, altre osservazioni sperimentali che hanno ulteriormente consolidato la robustezza della relatività generale. È il caso, per esempio dell’osservazione della radiazione emessa dalla supernova Refsdal: il team di Patrick Kelly, della University of California, Berkeley, ha scoperto nel 2015 che la luce si divide in ben quattro percorsi diversi dando origine alla cosiddetta croce di Einstein. Responsabili sono dei cluster galattici estremamente massicci che, curvando lo spazio tempo, deviano la luce della supernova come se fossero enormi lenti di ingrandimento. E ancora: l’osservazione delleonde gravitazionali, impresa complicatissima dal punto di vista sperimentale e centrata, a febbraio 2016, dagli interferometri dell’esperimento aLigo di Hanford e Livingstone. Si tratta, ricordiamo, di una perturbazione dello spazio-tempo che si origina per effetto dell’accelerazione di due o più corpi dotati di massa (due buchi neri o due stelle in rotazione, per l’appunto) e che si propaga alla velocità della luce modificando a sua volta, localmente, la geometria dello spazio e del tempo. Alla prima storica osservazione, tra l’altro, ne sono seguite altre due. L’ultima, recentissima, si deve alla collisione di due buchi neri, che si sono fusi in unico corpo con massa pari a circa 49 volte quella del Sole e hanno emesso onde gravitazionali captate, ancora una volta, dagli acutissimi occhi di Ligo.

Arriviamo così, finalmente, all’attualità: gli autori dello studio appena pubblicato su Science, usando i dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble, dalla Nasa e dall’Agenzia spaziale, hanno (ancora una volta) studiato la deformazione dello spazio-tempo provocata dalla massa di una stella, analizzando la deviazione della luce di un’altra stella posta sullo sfondo. In questo modo, è stato possibile misurare la massa della stella responsabile della deformazione: “La ricerca”, commenta Kailash Sahu, primo autore dello studio, “fornisce un nuovo strumento per determinare la massa di oggetti cui non possiamo accedere in alcun altro modo. La nostra équipe ha misurato la massa di una nana bianca, un corpo celeste che ha esaurito la propria riserva di idrogeno e che costituisce una sorta di resto fossile della prima generazione di stelle della Via Lattea”.
ENGLISH
The theory proposed by Dr. Giuseppe Cotellessa on the existence of the rotational force induced, which goes beyond Newton's theory, along with the consideration that from radiation, in certain conditions, it is possible to create both material and antimatter at the same time, could discuss the theory of Einstein's relativity. If radiation e.m. consists of a binary system of particles of matter and antimatter separate from each other, it is no wonder that the light possessing mass locally not globally, when passing near a body that possesses high mass may suffer a deviation of the trajectory due to gravitational attraction.
Sun Eclipse. Gravitational Lenses. Gravitational waves. Thus, over a hundred years, Albert Einstein's theories have found more and more experimental findings.
The theory of general relativity formulated by Albert Einstein is correct. We have heard it several times during this last century: in fact, on several occasions, the scientific community has been able to verify, through experimental observations, the correctness of the intuitions of the German physicist who have forever overturned the concepts of space Time and gravity. The latest trial, in a timely fashion, has just arrived thanks to a work published by Science from a team of scientists at the Department of Physical Sciences at Embry-Riddle Aeronautical University in Daytona Beach, Florida (and other research institutes). Researchers have in particular analyzed an aspect of the so-called phenomenon of gravitational microlenses, namely the deviation of light from a distant source, concluding, in essence, that "Einstein would be proud of us: one of his predictions Just passed a rigorous experimental test.
But let's rethink this short century with the order, starting from the beginning. Everything began on November 25, 2015, when the 37-year-old Einstein announced to the Prussian Academy of Sciences the field equation underlying the theory of general relativity. It is, to be more precise, a system of ten equations that describe how gravitational force is the result of the space-time bend (the four-dimensional fabric on which the Universe is seen) due to the presence of mass and energy. To tell it in simpler terms, physicists usually use a metaphor that, though not scientifically correct, helps understanding the phenomenon: space-time can be imagined as a sort of rubber sheet, one Soft surface that is curved by the masses that are leaning on. In such an analogy, for example, the gravitational force exerted by the Sun on Earth is nothing but the result of the curvature of the four-dimensional rubber sheet caused by the mass of the Sun itself.
Of course, Einstein did not just expose his theory. He proposed in 1916, three experimental tests, then went to history with the name of classical tests of general relativity. It is, precisely, the precession of the perihelion of Mercury's orbit, the deviation of the light coming from distant stars by the Sun and the red-shift-gravitational light. Needless to say, without spoiler theme, all three audits have brilliantly exceeded the experimental screen.
 Precession of Mercury's perihelion
According to Newtonian physics, or classical description of gravity, a two-body system consisting of a body orbiting around a spherical mass describes an ellipse of which the mass itself occupies one of the two fires. This is the case, for example, of the planets of the Solar System. Which, by the way, is the hot Mercury. Newton always teaches that the perihelion of the orbit, that is, the point of proximity to the Sun, should move in time (the so-called precession) because of the gravitational interactions with the other planets of the solar system. However, the analysis of the precessions of the Mercury perihelion carried out by Urbain Le Verrier in 1859, revealed a disagreement of 43 arcseconds per solar year compared to the forecasts. By introducing into the equations the effects due to the bend of space-time contemplated by general relativity, the experimental observations will instead be in agreement with the theoretical results. To prove it was Einstein himself in 1916, one year after the announcement of his field equations.
Deviation of sunlight
It is probably the verification of the theory of the most famous and spectacular general relativity ever. According to Einstein's intuitions, as mentioned above, space-time is deformed by the masses contained therein; such a deformation is also subject to the rays of light, which then bend when passing near to celestial objects such as stars or mass planets. The total eclipse of the Sun of 1919 proved brilliantly this mechanism: astronomer Arthur Eddington, in fact, was able to observe stars that would have to be behind the Sun over Earth (and therefore not visible) precisely because their light Was diverted from our star. It is said that the German physicist, who asked him how he would react if the observation of the eclipse had defeated his theory, replied: "I would be sorry for the Lord. General relativity, however, is correct. "
 Red gravitational shift of light
This is a phenomenon whereby the frequency of electromagnetic radiation moves if the observer is in a gravitational potential region greater than the source of the radiation itself. To simplify: the phenomenon is the electromagnetic analog of the sound waves frequency shift that we experience when passing near an amphibious siren explained: the frequency of the sound of the siren changes when the ambulance moves away from us. An experimental 1971 study accurately measured the gravitational redshift of the light emitted by Sirio B, the result - much to change - in accordance with the Einsteinian forecasts.
 At the three classic audits, later, more experimental observations have been followed, which have further consolidated the robustness of general relativity. This is the case, for example, with the observation of the radiation emitted by supernova Refsdal: Patrick Kelly, of the University of California at Berkeley, discovered in 2015 that the light is divided into four different paths, giving rise to the so-called Einstein cross. Responsible are extremely massive galactic clusters who, by bending the time space, divert the supernova light as if they were huge magnifying glasses. And again: the observation of the gravitational ventures, experimentally complicated and centered, in February 2016, by the interferometers of the Hanbridge and Livingstone experiments. This is a disturbance of space-time due to the acceleration of two or more mass-massed bodies (two black holes or two rotating stars, for the very reason) and propagating at the speed of light by altering locally the geometry of space and time. At the first historical observation, among other things, two more were followed. The last, most recent, is due to the collision of two black holes, which have fused in a single body with a mass of about 49 times that of the sun and have emitted gravitational waves captured once again by the sharp eyes of  Ligo.
Finally, we come to the present: the authors of the newly published Science Study, using the data collected by the Hubble Space Telescope, Nasa and Space Agency, have (again) studied the deformation of space-time caused by Mass of a star, analyzing the deviation of the light of another star in the background. In this way, it was possible to measure the mass of star responsible for deformation: "Research," comments Kailash Sahu, first author of the study, "provides a new tool to determine the mass of objects we can not access in any other way. Our team has measured the mass of a white dwarf, a celestial body that has run out of its own hydrogen reserves and which is a kind of fossil residue of the first generation of Milky Way stars."

Da:
https://www.wired.it/scienza/lab/2017/06/09/einstein-aveva-ragione/